Axon
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Fascicolo
Vol. 2 | Num. 1 | Giugno 2018

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Metadati

Axon | 2 | 1 | 2018

Iscrizione dei mercenari greci ad Abu Simbel

Stefano Struffolino
Università degli Studi di Milano, Italia
stefano.struffolino@unimi.it

DOI 10.30687/Axon/2532-6848/2018/01/001

Submitted 10 Gen 2018
Accepted 19 Mar 2018

Abstract

Sulla gamba di una delle statue colossali collocate sulla facciata del grande tempio funerario di Ramesse II ad Abu Simbel, in Nubia, Archon figlio di Amoibichos e Peleqos figlio di Eudamos, due mercenari d’Asia minore d’origine greco-caria che militavano nelle file dell’Esercito egiziano, lasciano ad imperituro ricordo del loro passaggio un’iscrizione graffita di cinque linee nella quale rievocano i dati salienti della spedizione contro le popolazioni nubiane lanciata dal sovrano della XXVI dinastia Psammetico II tra il 593 e il 592 a.C. nell’ambito di un preciso disegno mirante alla legittimazione politica e al consolidamento territoriale dell’Egitto Saitico. Il testo ci fa sapere che il sovrano si arrestò ad Elefantina mentre la flotta fluviale proseguì fin dove le condizioni di navigabilità del Nilo lo permettevano e fa riferimento a un’imprecisabile località di nome Kerkis. Sulla scorta della documentazione egiziana si ritiene che la spedizione possa aver raggiunto Napata, capitale del regno nubiano di Kush, infliggendo una pesante sconfitta ai nemici. Due generali Egiziani, Potasimto e Amasi, ben noti alla documentazione, guidavano rispettivamente il contingente autoctono e quello composto da mercenari stranieri; un ruolo di rilievo era ricoperto anche dal greco Psammetico figlio di Theokles, sicuramente un immigrato di seconda generazione. Le diverse origini dei personaggi che hanno lasciato la loro traccia in questo e negli altri graffiti sul tempio di Abu Simbel, esplicitate dalle peculiarità paleografiche e dialettali dei testi, confermano quanto possiamo apprendere anche da altre fonti, in primis Erodoto, sull’apertura dell’Egitto saitico a presenze esterne, anche organizzate in insediamenti stabili. Le ragioni di una tale accoglienza furono certo di natura economico-commerciale; ma è innegabile che per gli Egiziani un notevole vantaggio venne anche dalla possibilità di sfruttare le nuove potenzialità militari della tattica oplitica greca, contribuendo così alla diffusione di un mercenariato che poteva favorire diversi gradi di integrazione etnica e sociale.

Keywords
Ramesse II. Abu Simbel. Nubia. Archon. Amoibichos. Peleqos. Eudamos. Asia minore caria. XXVI dinastia. Psammetico. Egitto Saitico. Elefantina. Nilo. Kerkis. Napata. Kush. Potasimto. Amasi. Theokles. Erodoto. Egitto. Mercenariato.

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dc.contributor.author

Struffolino Stefano

dc.title

Iscrizione dei mercenari greci ad Abu Simbel

dc.type

Journal Article

dc.language.iso

it

dc.identifier.uri

http://doi.org/10.14277/2532-6848/2018/001/01

dc.description.abstract

Sulla gamba di una delle statue colossali collocate sulla facciata del grande tempio funerario di Ramesse II ad Abu Simbel, in Nubia, Archon figlio di Amoibichos e Peleqos figlio di Eudamos, due mercenari d’Asia minore d’origine greco-caria che militavano nelle file dell’Esercito egiziano, lasciano ad imperituro ricordo del loro passaggio un’iscrizione graffita di cinque linee nella quale rievocano i dati salienti della spedizione contro le popolazioni nubiane lanciata dal sovrano della XXVI dinastia Psammetico II tra il 593 e il 592 a.C. nell’ambito di un preciso disegno mirante alla legittimazione politica e al consolidamento territoriale dell’Egitto Saitico. Il testo ci fa sapere che il sovrano si arrestò ad Elefantina mentre la flotta fluviale proseguì fin dove le condizioni di navigabilità del Nilo lo permettevano e fa riferimento a un’imprecisabile località di nome Kerkis. Sulla scorta della documentazione egiziana si ritiene che la spedizione possa aver raggiunto Napata, capitale del regno nubiano di Kush, infliggendo una pesante sconfitta ai nemici. Due generali Egiziani, Potasimto e Amasi, ben noti alla documentazione, guidavano rispettivamente il contingente autoctono e quello composto da mercenari stranieri; un ruolo di rilievo era ricoperto anche dal greco Psammetico figlio di Theokles, sicuramente un immigrato di seconda generazione. Le diverse origini dei personaggi che hanno lasciato la loro traccia in questo e negli altri graffiti sul tempio di Abu Simbel, esplicitate dalle peculiarità paleografiche e dialettali dei testi, confermano quanto possiamo apprendere anche da altre fonti, in primis Erodoto, sull’apertura dell’Egitto saitico a presenze esterne, anche organizzate in insediamenti stabili. Le ragioni di una tale accoglienza furono certo di natura economico-commerciale; ma è innegabile che per gli Egiziani un notevole vantaggio venne anche dalla possibilità di sfruttare le nuove potenzialità militari della tattica oplitica greca, contribuendo così alla diffusione di un mercenariato che poteva favorire diversi gradi di integrazione etnica e sociale.

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Axon

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Vol. 2 | Num. 1 | Giugno 2018

dc.publisher

Edizioni Ca’ Foscari - Digital Publishing

dc.date.issued

2018-06-29

dc.dateAccepted

2018-01-10

dc.dateSubmitted

2018-03-19

dc.identifier.issn

dc.identifier.eissn

2532-6848

dc.rights

Creative Commons 4.0 Attribution alone

dc.rights.uri

http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

dc.subject

Ramesse II

dc.subject

Abu Simbel

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Nubia

dc.subject

Archon

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Amoibichos

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Peleqos

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Eudamos

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Asia minore caria

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XXVI dinastia

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Psammetico

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Egitto Saitico

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Elefantina

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Nilo

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Kerkis

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Napata

dc.subject

Kush

dc.subject

Potasimto

dc.subject

Amasi

dc.subject

Theokles

dc.subject

Erodoto

dc.subject

Egitto

dc.subject

Mercenariato

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