Axon
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Fascicolo
Vol. 2 | Num. 1 | Giugno 2018

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Metadati

Axon | 2 | 1 | 2018

Dedica votiva del mercenario Pedon

Nicolò Barbaro
Università Ca’ Foscari Venezia, Italia
834748@stud.unive.it

DOI 10.30687/Axon/2532-6848/2018/01/002

Submitted 05 Mar 2017
Accepted 27 Dic 2017

Abstract

Nella città ionica di Priene, nella prima metà del VI sec. a.C., Pedon figlio di Amphinneo, mercenario greco al servizio dei faraoni della XXVI dinastia, dedicò una statua-cubo egiziana. Non ci è noto se tale statuetta fosse posta in un particolare santuario, in quanto fu ritrovata, verso la fine degli anni ’80, in una grotta nei pressi della stessa Priene. Questa statua-cubo, acefala e mancante dei piedi e del basamento, secondo alcune particolarità stilistiche, è databile al regno di Psammetico I (664-610 a.C.), che assoldò uomini Greci e Carii, come mercenari, per dare unione e stabilità al proprio regno. L’iscrizione, che si trova sulla parte anteriore della statuetta, è bustrofedica e consta di nove linee contenenti la tipica formula del dedicante e degli accenni autobiografici, come era solito nell’uso di questo tipo di scultura da parte degli Egizi; su quest’ultima parte dell’iscrizione, Pedon nomina il faraone sotto cui ha prestato servizio come mercenario, Psammetico (Ψαμμήτιχος), e i particolari doni dati a lui dal faraone, un bracciale d’oro (ψίλιον τε χρύσεογ) e una città (πόλιν), riconducibili ad alcune particolarità della cultura regia sia egizia che persiana. Un confronto dei caratteri paleografici dell’iscrizione la data invece al regno di Psammetico II (595-589 a.C.), quarto sovrano di questa dinastia, che fece anch’egli grande uso di mercenari greci nel proprio esercito, in particolare durante una spedizione in Nubia, a noi nota dall’opera di Erodoto e dai graffiti lasciati da questi greci ad Abu Simbel. Al dilemma sull’identità del faraone citato nell’iscrizione e alla conseguente datazione della stessa, si sono spesi numerosi studi che hanno sostenuto l’uno o l’altro faraone, fino ad un’ipotesi finale che mette d’accordo entrambe le teorie: il mercenario Pedon avrebbe servito il faraone Psammetico I e, dopo aver acquistato la suddetta statua, sarebbe tornato in Ionia, dove avrebbe inciso l’iscrizione e dove secoli dopo la statuetta è stata ritrovata.

Keywords
Priene. Mercenari. Statua-cubo. Psammetico. Carii. Nubia. Erodoto. Abu Simbel. Ionia. Greci in Egitto.

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dc.contributor.author

Barbaro Nicolò

dc.title

Dedica votiva del mercenario Pedon

dc.type

Journal Article

dc.language.iso

it

dc.identifier.uri

http://doi.org/10.14277/2532-6848/2018/001/01

dc.description.abstract

Nella città ionica di Priene, nella prima metà del VI sec. a.C., Pedon figlio di Amphinneo, mercenario greco al servizio dei faraoni della XXVI dinastia, dedicò una statua-cubo egiziana. Non ci è noto se tale statuetta fosse posta in un particolare santuario, in quanto fu ritrovata, verso la fine degli anni ’80, in una grotta nei pressi della stessa Priene. Questa statua-cubo, acefala e mancante dei piedi e del basamento, secondo alcune particolarità stilistiche, è databile al regno di Psammetico I (664-610 a.C.), che assoldò uomini Greci e Carii, come mercenari, per dare unione e stabilità al proprio regno. L’iscrizione, che si trova sulla parte anteriore della statuetta, è bustrofedica e consta di nove linee contenenti la tipica formula del dedicante e degli accenni autobiografici, come era solito nell’uso di questo tipo di scultura da parte degli Egizi; su quest’ultima parte dell’iscrizione, Pedon nomina il faraone sotto cui ha prestato servizio come mercenario, Psammetico (Ψαμμήτιχος), e i particolari doni dati a lui dal faraone, un bracciale d’oro (ψίλιον τε χρύσεογ) e una città (πόλιν), riconducibili ad alcune particolarità della cultura regia sia egizia che persiana. Un confronto dei caratteri paleografici dell’iscrizione la data invece al regno di Psammetico II (595-589 a.C.), quarto sovrano di questa dinastia, che fece anch’egli grande uso di mercenari greci nel proprio esercito, in particolare durante una spedizione in Nubia, a noi nota dall’opera di Erodoto e dai graffiti lasciati da questi greci ad Abu Simbel. Al dilemma sull’identità del faraone citato nell’iscrizione e alla conseguente datazione della stessa, si sono spesi numerosi studi che hanno sostenuto l’uno o l’altro faraone, fino ad un’ipotesi finale che mette d’accordo entrambe le teorie: il mercenario Pedon avrebbe servito il faraone Psammetico I e, dopo aver acquistato la suddetta statua, sarebbe tornato in Ionia, dove avrebbe inciso l’iscrizione e dove secoli dopo la statuetta è stata ritrovata.

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Axon

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Vol. 2 | Num. 1 | Giugno 2018

dc.publisher

Edizioni Ca’ Foscari - Digital Publishing

dc.date.issued

2018-06-29

dc.dateAccepted

2017-03-05

dc.dateSubmitted

2017-12-27

dc.identifier.issn

dc.identifier.eissn

2532-6848

dc.rights

Creative Commons 4.0 Attribution alone

dc.rights.uri

http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/

dc.subject

Priene

dc.subject

Mercenari

dc.subject

Statua-cubo

dc.subject

Psammetico

dc.subject

Carii

dc.subject

Nubia

dc.subject

Erodoto

dc.subject

Abu Simbel

dc.subject

Ionia

dc.subject

Greci in Egitto

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