Studi di storia

25 giugno 1602
E data inferita

Benedetto Moro, provveditore generale in Regno,1 nella sua relazione, rende conto di nuove costruzioni di arsenali: a Candia situati in prosecuzione di quelli già impostati da Alvise Grimani e a Canea degli arsenali Nuovi, da lui ideati e costruiti oltre a nuovi volti completati negli arsenali Vecchi. Tra le galee custodite sotto i volti si trovano anche quelle recentemente fatte costruire a Creta a sostegno del lavoro e della formazione delle maestranze.

Relazioni, b. 79, cc. 1-62, Benedetto Moro provveditore generale in Regno, 1602 (parzialmente trascritto in Gerola IV p. 130 nota 3 e cf. 136, 142-3; integralmente pubblicata in Spanakis 1958).

[c. 4v] Sopra il detto porto [Heraklion, porto] vi sono volti tredici di arsenali quali trovai da quella parte tutti aperti et esposti à pericoli di manifesti danni, li quali non mancai subito di assicurare con buoni restelli come ne havevano bisogno; sotto li quali volti trovai corpi otto di galee navigabili, che tuttavia ho lasciato in essere, e cinque innavigabili due de’ quali ridussi in barconi per servitio di quelle fabriche, che ne havevano bisogno, et due altre che non erano buone da niente feci disfare condorme all’ordine datomi nella mia commissione valendomi di quel legname in molti pubblici servitii [...] Oltre le quali [galee] vi è quella c’ho fatta fabricar io di novo con altre due alla Canea, niuna delle quali non si ha potuto finire per quel mancamento di maggieri della lunghezza necessaria per legarle di sopra, che con molte mani di mie lettere significai a Vostra Serenità suplicandolo della provisione [...].

[c. 5r] Dietro a questi arsenali, dalla parte di Levante, ve ne sono altri cinque che furono già fondati dalla buona memoria dell’Illustrissimo provveditor general Grimani [Alvise Grimani], due de’ quali si trovano del tutto finiti, l’uno un pezzo fà, et l’altro ne i giorni dell’arrivo dell’Illustrissimo mio successore [Alvise Priuli] vicino a finir di serrarli, opera che poco dopo fu da sua Eccellenza Illustrissima fatta compire; et gli altri tre che gli cascano in mezzo, ho alzati fino alle loro imposte sì che non mancava se non da voltarsegli li volti maggiori con due portioni di essi già incominciate a voltare. Di questi cinque arsenali io trovai solo gettati i fondamenti a 18 delli suoi pilastroni in filo d’acqua, et quelli della muraglia che gli intesta da Levante, levati due piedi; et quelli delle spala da tramonatana mezo piede sopra l’acqua, non difesi da alcuna porporella et cominciati in più luoghi à disfar dal mare. Gli restanti pillastroni, ho fondati io, et ho fondato parimenti l’altra spala verso ostro, et tirata su tutta quella gran fabrica fino al segno predetto, alzato il suo piano al debito livello con li terreni cavati dal porto - che è stato con sparagno di tre tanti [un terzo] della spesa - et assicurati dal mare le fondamenta della spala da tramontana con una [c. 5v] porporella che ha da bastar loro per sempre che nelle due fortune [tempeste] già dette non è stata a quel riparo meno a tempo che sia stata l’alera [sic] a quello del castello [Heraklion, castello del Molo], et fatto di più un buon pezzo di spalla per il sesto volto che ha da seguitar lungo a quello di tramontana fin sopra il porto. Di modo che essendo di tutta qusta opera fatta la maggior et più importante parte, non se le mancando di continuatione, haverà presto la Serenità Vostra in essere in quella città, con l’aggiunta di questi sei, un numero di 19 volti di arsenali. Sopra il medesimo porto, quando piacerà alla Serenità Vostra, se ne potriano cavar altri X [dieci] cioè cinque fra le porte del Muolo [Heraklion, porta del Molo] et la scala dell’arsenale dove sono alcune casette vecchie et magazeni [Heraklion, magazzini] di poca importanza, et cinque dove sono le stanze delli Clarissimi consiglieri [Heraklion, case dei consiglieri] à quali, in tal caso, non mancheranno altre stanze più vicine al palazzo ducale [Heraklion, palazzo del duca] che saranno con maggior lor commodo et più satisfattione della città per la loro pronta reduttione alle audienze, ritrovandosi specialmente dietro al sudetto palazzo uno casamento conditionato che viene lasciato andar in ruina, il quale si potrebbe haver per buona conditione et per questo effetto accomodarsi.

[c. 10r] Sopra il detto porto [Chanià, porto] vi sono volti 17 di arsenali sotto i quali vi erano corpi 15 di galee e una galeotta una delle quali galee, non era più navigabile, feci ridur in barcone per il bisogno che havevano quelle fabbriche [...] Oltre il qual numero di galee vi sono anco le due nuove che ho tirate al segno dell’altra fabricata in Candia, le quali, ordite et imboscate di tutto punto, sono si sono potute finite per il medesimo mancamento di magieri lunghi, seben tutto il restante legname per servitio di esse ho lasciato in essere et ben conservato. Di questi arsenali io ne ho tirato su et totalmente finito uno a canto l'ultima spalla dellei vecchi verso Ponente del quale trovai un principio di spalla fattovi dal medesimo Illustrissimo general Grimani [Alvise Grimani]. Et perché, per passar avanti in quel lavoro, ha bisognato tagliar prima un pezzo di monte, che occupava quella parte dove si haveva da [c. 10v] allungarlo per ridurli in egualità con gli altri, è riuscito perciò opera di molta fattura, ma però di doppio avvantaggioso servitio in un tempo et con sparagno di molta spesa. Imperò che, dovendo io secondo l’ordine della mia commissione far la traversa al scoglio di Laconissi [Chanià, scoglio di Lagonissi] per coprire et difendere il porto al capo di Levante, mi sono valso di quella pietra nel detto lavoro, di modo che la materia che si è cavata da qual monte et la fattura fattasi a tagliarla et a a preparatione di pietre che erano necessarie per quest’altra fabrica, le quali si haveria convenuto manda a taglia et condur da altra parte lontana con dilatione e spesa maggiore.

[c. 11r] L’altro beneficio è stato l’avanzo che si è fatto di un squero o terreno vacuo tra ambe esse due traverse et l’una fronte del belloardo Michiele [Chanià, mura, bastione Michiel] capace per la sua spaciosità di cinque volti di arsenali de’ quali, senz’altra spesa, o fattura venivano ad esser già fatte le due principali sue spale, [c. 11v] dovendo servire all’una la fronte sudetta del detto belloardo, et l’altra la traversa opposita a questa. [...] Et affine che quest’opera venisse a prendere qualche forma per potersi poi andar avanzando et di mano in mano riducendo alla sua perfettione, essendomi stata rappresentata la fondatione delle sue fondamenta di lunga et laboriosa fattura, et piena, com’è stata in effetto, di travagliose difficoltà per haversi convenuto lavorar sotto acqua che non si è potuta superar mai in molte parti 4 et più piedi, io per levar à così importante opera difficoltà di tanto contrasto, [...] ho voluto pigliar sopra di me tutto il peso di quel travaglio et di quella <fabrica> fatica, la quale se ben è stata di molti sudori, nondimeno nel spatio di meno di mesi tre, luglio, agosto et mezo settembre passati [...].

[c. 12r] ho felicemente condotta a fine con tanta mia maggior consolatione quanto che, et nel superar le difficoltà et nella presta espeditione et nella poca spesa fattaci rispetto a quell’opera, è stata avanzata la opinione universale. Né debbo dubitar che non siano di pari satisfattione anco a Vostra Serenità così ben spese fatiche: onde continuandosi come si conviene, et come ho veduto che non ha mancato di haverne cura fino poco avanti il partir mio il Clarissimo messer Francesco Valier, rettor [rettore di Canea] di quella città, gentilhuomo valoroso et di vita et costumi essemplari, venirà ad haver presto la Serenità Vostra in quella città, aggiunto alli 16 vecchi il nuovo compìto et li cinque principiati, 22 volti di arsenali che, finiti li novi di Candia, ne saranno in quel Regno quarantauno. Ma gran travaglio mi ha dato, Serenissimo Principe, il vedere che ultimamente, non ostante la abbondantissima preparatione che io ci ho lasciata delle calcine, gli sia stato levato mano, che certo è peccato ritardar il corso alla perfettione di fabrica così necessaria et tanto desiderata in quel Regno. A questi, se ne potrà accrescere sopra il medesimo porto anco un altro già in tanto principiato, né altri si potrà farne senza gettar a terra alcune case congiunte dove habitano poveri marinari, a quali è mia opinione che si dia ogni satisfatione et contento per la carestia che vi è di simil persone tanto necessarie al pubblico servitio.

  1. Segretario alle voci S, reg. 6, c. 61v, eletto provveditore generale in Regno il 22 febbraio 1597 (1598) Benedetto Moro fu de Bortolomio.