Studi di storia

18 gennaio 1577
E

Provvedimenti per le fabbriche e per la gestione degli arsenali di Candia e Canea di Giacomo (Jacopo) Foscarini1 [Giacomo Foscarini], cavaliere, provveditore generale e inquisitore del Regno di Candia [provveditore generale in Regno, sindico e inquisitore]: disposizione per la costruzione di nuovi volti e riforma dell’amministrazione dell’arsenale di Canea. Dispaccio parzialmente in cifra con allegata trascrizione in chiaro.

PTM, b. 505, f. 738, Canea, 18 gennaio 1576 m.v. (1577), Giacomo Foscarini proveditor general et inquisitor nel Regno di Candia.

[c. 1v trascrizione] Levate [le galee] ordinarie et estraodinarie che si convengono tener preparate per il presente anno, non vi restano tanti corpi a gran gionta che bastino, non ve ne essendo più che 20 in tutti questi arsenali, oltra che, in questo della Canea, essendovi anco dui volti et mezo scoperti, conviene parte delli corpi delle galee che vi sono restar di continuo al sole et alla pioggia, con gran rovina loro et continua spesa [c. 2r trascrizione] publica che si conviene far ogni anno in racconciarle, restandosi di coprir detti volti per mancamento di quella qualità di legnami che, mi dice questo Clarissimo rettor [Angelo Barozzi], haver scritto più volte a Vostra Serenità: se ella darà il modo di poterlo fare, essendo impossibile trovarlo per altra strada, non solamente si copriranno li volti scoperti ma vado dissegnando che se ne possano anco far doi altri di più qua, et altrettanti in Candia, di due galee l’uno, si come ho già dessignato il loco; acciò che fra tutti doi questi arsenali si possino conservar trentauna galea, essendovene hora solamente per tenerne vintitrè, computati li predetti scoperti. [c. 2r dispaccio] Li quali arsenali, che havevano veramente grandissimo bisogno di regola, essendo per il passato stati tenuti altretanto per uso de particolari quanto per il bisogno della Serenità Vostra, ho trovati pieni di confusione, et li conti delle robbe et munitioni publiche così mal tenuti che non si possendo veder il fondi di esse, come si doverebbe, mi son rissoluto di far far un novo inventario di tutto quello che in essi si trova in essere, et che li conti siano ricominciati, affine che si incontrino molte cose che, [c. 2v dispaccio] mandate da Vostra Serenità, pare che non siano state interamente recevute, perché bastava a questi ministri di far di recever alle nave delle robbe, a ponto che recevevano senza tener alcun conto né poner alcun pensiero alla quantità che esse navi dovevano consignare, oltre che molte robbe che dovevano esser recevute et consignate a peso, appareno tenute et descritte a conto, essendo bastato notar tanti barilli di polvere, tante casse d’arme, et tanti pezzi d’artellarie senza specificar il peso, il conto et le qualità. Dal che appare che vi sia mancamento di molte robbe che overo sono state scaricate in altri lochi overo, mancando, sono state fatte bone dalle navi alla casa dell’arsenal o ad altri officii che le havessero fatte caricare, over che nelle propie navi siano smarrite. Nella dispensa delle qual robbe della munition et arsenale si è anco proceduto così disordinatamente che, non apparendo nella distribuzione di esse mandati de chi all’hora governava, non sano alcuni ministri saldar li loro conti a [sic] quali, da 30 anni in qua, non sono stati riveduti non sapendo dir altro se non che le hanno date fuori per ordine delli superiori. Io ho regolato sì questo arsenale, come quello di Candia, con diversi ordini che mi sono parsi a proposito havendo anco in questo della Canea eletto un Patron [patron dell’arsenale di Canea] et un scrivano [scrivano dell’arsenale di Canea] di esso, si come si costuma far in Candia, acciochè essi ne habbino particolar cura et non più l’Armiraglio [ammiraglio dell’arsenale di Canea] solo, come soleva haver prima, di modo che, se li ordini da me fatti [c. 3r dispaccio] in tal propositi sarano essequiti, non dubito ponto che con essi non resti (?) proveduto per l’avenire alli predetti disordini et inconvenienti. Che per il tempo passato, essendovi bisogno d’incontri con quella città, con Corfù, et con armata, et concorrendovi la impotentia de chi per ciò restasse debitore, non so veder come si possi far che Vostra Serenità non ne senti molto danno.

[c. 2r trascrizione] Ho discorso di sopra della quantità di galee che giudicarei bene che qua vi dovesse esser di continuo, et del stato in che si trovano questi arsenali. Resta che Vostra Serenità sappia che in alcun di essi non vi è provisione bastante, non solo per tutte le galee che vi sono, ma nè anco per l’armar, se occorresse, delle quattro ordinarie et sie [sei] estraordinarie, specialmente de remi, de quali, et di altre robbe ancora, le galee di questa guardia ne hanno consumate molte. Non le mando particolar nota di quello che farebbe bisogno perché da questo Clarissimo rettor et dal Clarissimo capitano di Candia [capitano di Creta] la gli sarà mandata: nel qual proposito non voglio restar di dire che, se paresse bene a Vostra Serenità che le 25 galee sopradette, de[lle] quali sono già eletti li governatori et sarano descritte le genti, stessero et paressero sempre all’ordine, non solo vi sarà bisogno delli corpi, ma anco di tutti li apprestamenti per essi, li quali, quando potessero esser conservati intatti et non esser adoperati in altri servitii, crederei che fusse cosa bonissima et di molta riputatione. Gratie

Dalla Canea a XVIII di genaro 1576.

Giacomo Foscarini cavalier proveditor general et inquisitor nel Regno di Candia.

  1. Giacomo Foscarini (1523-1603) è «uno degli interpreti di primissimo piano del patriziato moderato, politicamente e culturalmente contrapposto ai cosiddetti "giovani"» (Zago 1997). Grande mercante e profondo conoscitore della realtà internazionale, già savio di Terraferma, provveditore generale in Dalmazia nel corso della crisi di Cipro e dal febbraio del 1572 capitano generale da Mar (3 febbraio 1571 m.v. (1572)), Foscarini è eletto provveditore generale di Candia e insieme sindico e inquisitore con poteri straordinari il 15 maggio 1574 (Segretario alle voci S, reg. 5 c. 4v). Prima di partire per Creta può comunque assumere l’incarico di accogliere Enrico III di Francia in visita a Venezia (luglio 1574). Giunge in isola alla fine di settembre 1574 e ritorna a Venezia all’inizio del 1578; presenta la sua relazione nel 1579 (Zago 1997), cf. infra. Finalmente, dopo vari tentativi falliti, nel 1580 è nominato procuratore di San Marco. In questa veste è tra coloro che dirigono le grandi trasformazioni della platea marciana e più tardi di Rialto. Gli incarichi istituzionali si avvalgono delle sue competenze in materia di difesa e fortificazioni per esempio nelle riforme dell’Arsenale e nella costruzione di Palmanova.