Studi di storia

4 aprile 1583
CH

Girolamo Barbarigo, capitano di Creta, riferisce sull’avanzamento delle fabbriche di Canea, lodando l’opera del rettore di Canea Giovan Domenico Cicogna (e del suo predecessore, Pietro Lando); si segnala la possibilità di ulteriori ampliamenti con nuovi volti di arsenale, nonostante le difficoltà legate alle demolizioni e alle risorse, nel quadro generale degli interventi difensivi e delle carenze di maestranze.

PTM, b. 510, f. 748, Canea, 4 aprile 1583, Girolamo Barbarigo capitano di Creta.

Ho veduto li arsenali di questa città a quali si attende con ogni diligentia, et ne sono in esser coperti del tutto dieci et fra quattro mesi, con l’aiuto di Nostro Signore, saranno finiti tutti li altri in modo che le sarà volti coperti per XV galee <de i quali restaranno vodi>. Si ha affaticato, et tuttavia si affatica, il Clarissimo Zuan Domenego Cicogna, et il consiglio et aiuto del signor colonel Raspone [Raffaello Raspone] ha procurato di far quanto convien al debito <mio> suo, et Vostra Serenità ne può del suo servitio restar molto satisfatta. Le sarà loco commodo seguitando l’ordine di questi di far altri X volti: è vero che sarà con interesse grande de particolari per le case che bisognerà buttar a terra, ma dove si tratta di tanto universal et publico benefitio, Vostra Serenità si risolverà come parerà al suo prudentissimo giuditio. Il Clarissimo Piero Lando intorno questi volti et sui coperti, et nella fortificatione della città ancora, ha fatto molte operationi importantissime per sicurtà di esse, et per il vero ho veduto cavallieri, escavation di fossa [Chanià, fossato], magazeni [Chanià, magazzini], cisterne [Chanià, cisterne], torrete da polvere [Chanià, depositi per la polvere] et molte altre cose fatte in suo tempo che non nomino, che è cosa grande. Li clarissimi Sindici [sindici in Levante] hanno fatto levar li sui conti, et con le giustificationi et [...] comprobationi che hanno potuto li manderano con queste galee a Vostra Serenità. Io non posso dir cosa alcuna intorno il suo maneggio perché internamente non ho penetrato in esso, quello che si vede è fatto con dignità et sicurtà publica, come con verità ogn’uno che ha veduto può affermare. Le persecutioni che ha Sua Signoria da persone principali che abbraccino tutta questa città, dalli quali Nostro Signore guarda ciascaduno, sono manifeste. Essi clarissimi Sindici, che attendeno a far quanto conviene al carico suo in servitio et honor di Vostra Serenità, con molta sua laude penetrarano nella verità et farano quanto conviene alla giustizia; però non dirò altro in questo proposito. Sono in questa città completate la galea che si arma l’anno presente, tredici galee et una galeota di 22 banchi, non saria male in quelle che vuol conciero metterli la mano et non aspettar il tempo del bisogno, perché non si potria così facilmente far quanto fosse desiderio della Serenità Vostra essendo che, per ordinar tante galee, questa maistranza, per natura pegra et poca per il bisogno, non saria sufficiente di prestarli il debito servitio. Li marangoni sono pochi, li calafati in più numero, ma di remeri qui si stentaria molto, anzi, si saria confusi, perché non se ne attrova se non uno, il quale si parte con la galea che si arma l’anno presente, et questa città et l’arsenale restarà senza remero: il che mi par di gran importantia, però mi ha parso debito mio far che Vostra Serenità lo sappia; la qual ancora, se ben per altre mie le ho scritto, [sappia] che in tutto il Regno si sta malissimo di boni maestri, così di numero, come di qualità, et in occasion di armar non si saperia come proveder che, per diffender le città, non occorre che io lo dica, essendo materia tanto importante, molto ben prevista dalla prudentia della Serenità Vostra.