28 febbraio 1580
CH
Il dispaccio di Pietro Lando, rettore di Canea, descrive in termini generali i lavori che sta conducendo in città e testimonia dei legami che intercorrono tra i lavori di completamento e accrescimento dell’arsenale e quelli alle fortificazioni [Chanià, mura], in particolare la costruzione di cavalieri e lo scavo della fossa [Chanià, fossato], e segnalando, ancora una volta, la necessità di materiali, in particolare coppi, e di risorse finanziarie per il proseguimento delle fabbriche.
PTM, b. 508, f. 743, Canea, 28 febbraio 1579 m.v. (1580), Pietro Lando rettore di Canea.
Serenissimo Principe. Da le lettere de la Serenità Vostra di 15 zenaro venute con la nave Lombarda in Candia, che ho ricevute già dui giorni, ho visto quanto la Serenità Vostra, per lettere havute dal signor Marchese Rangon, governatore general in questo Regno [Baldassarre Rangone, governatore della milizia], de 2 ottobre, circa le cose necessarie in questa fortezza mi commette, sollecitandomi a l’escavation de la fossa, che è tanto importante, et al far et accrescer i volti del’arsenal, et a finire et ad accommodare, così in questa fortezza come in quella de San Thodoro [San Teodoro, fortezza]; quelle altre cose che mancano, arecordate da esso signor Marchese et secondo che giudicarò che siano necessarie [...] [ho] fatto buona parte d’un volto a una casamatta, oltre doi torreselle che ho fatto per luogar la polvere che stava con qualche pericolo, et accommodati tutti i luoghi per i corpi di guardia [Chanià, corpi di guardia] per questi soldati, che erano tutti in ruina, et alcuni altri per luogar le arme, corsaletti et archibusi di questa monitione et per metter al coperto le artellarie, et ne l’arsenal ancora per poter accommodar le vele, armizi et sarthiami, et molte cose appartenenti a quello. Et de li 2000 cechini che mi ha dato la Serenità Vostra per il cavar de la fossa, ancora non li ho toccati, che ho cercato et cerco di sparagnarli più che sia possibile, et ne l’escavation che ho fatta fin hora ne la detta fossa mi ho prevalesto de le angarie solite et di certi denari di alcuni debitori <...> esse et de qui avanti, che veniranno i buoni tempi et che i villani non haveranno molto daffare, prometto a la Serenità Vostra di non perdere hora et usare tutta quella diligentia che sia possibile per finir et fare quel tanto che ella mi commette: ma pregola a far che i clarissimi a le fortezze sollecitino a mandarmi i coppi, come ella mi scrive haver dato ordine, che senza essi ogni cosa va in ruina et, ancora che de qui se ne facciano, [ess]i non sono buoni; non restando di dirle ancora che, per l’escavation de la fossa, si ha daffar assai e tanto più che buona parte di essa è sassosa et bisogna cavarla con il magio et con il picco, il che le dico acciò che ella considere quanto ho daffare; et dovendo acconciar l’arsenal et fabricar i volti che mancano a farsi, et far molte altre cose necessarissime et importantissime in questa fortezza, vorria che la Serenità Vostra, considerando che ho daffar molto et che ho pochi denari et che questa Camera è povera da potersi prevaler poco di essa, mi volesse mandare da sì un poco di denari, rimettendomi a mandarmi quel tanto che a lei pare, et che si sente, et non vorria haver causa ne occasione io di dimandarli non facendo cosa più mal volentieri che questa, dubitando sempre di darle fastidio.