27 luglio 1570
CH
Lettera del nobile cretese Marco Durente il quale ricorda alla Signoria di aver sacrificato le proprie case, demolite per la costruzione dell’arsenale di Canea, perdendo gran parte dei suoi beni e tuttavia per ribadire la devozione verso la Repubblica si offre di reclutare a proprie spese uomini a sostegno dell’impresa di Cipro.
PTM, b. 501, f. 729, Canea, 27 luglio 1570, Marco Durente, nobile cretese.
[c. 1r] In lettere della Canea et pervenute (?) di 4 agosto 1570. Se la divina Maestà havesse voluto accompagnar di forzze [sic] il buon animo di me, Marco Durente, verso il giustissimo mio Principe, Clarissimo Regimento et Eccellentissimo Signor Proveditor della Canea [provveditore alla Canea], senza dubio alcuno haverei voluto far empir di maraviglia l’animo d’ogn’uno con l’operationi mie ma, essendo quasi nemici insieme questi duoi stati di richezza et liberalità, parve a chi il tutto governa che di una, che fò di beni di fortuna, fosse privo pur in ogni tempo; et con ogni occasione, mai ho mancato di dinotare ad’ogni rappresentante di Sua Serenità la buona intention mia, radunando tutto il poco che io mi attrovava et quello prontamente datto et speso a suoi servitii, essequendo gli esempi delle fedeli opperation fatte dalli mei progenitori verso questo felicissimo Dominio. Li quali, con il proprio sangue, hanno datto vero testimonio della bontà et affettion loro; nel qual proposito, essendo io sempre vissuto, non ho mancato con ogni occasione et donde il bisogno ricercava, svenarmi del proprio sangue, se possibile fosse stato, per conservation della riputatione et giustissimo nome de quella Santissima Repubblica, come il tutto per fede chiaramente si vede; et se ben li mesi prossimi passati mi furono gettate a terra et rovinate tutte le case ch’io mi attrovava possedere et habitare per la fabrica delli arsenali, essendomi con esse levata quasi tutta quella pocca sostantia che mi era avanzata, in cose (?) di meno, nè per essa perdita la qual non reputai perdita ma grandissimo capitale ess[endo] suo benefitio; ne men per tutto il resto ch’io mi attrovo al mondo [c.1v] non mi si pottria scemare ni una minima parte della pronteza del affettuosissimo animo mio versso Sua Serenità la qual, vedendo io al presente nelli travagli nelle quali la si attrova, et parendomi officio di bon et devoto suddito il vendersi la propria vita, non havendo altro per benefitio, salute et conservatione sua, ho fatto deliberatione, poi che alla vita mi conosco inhabile et impotente, sì rispetto all’età come a molti diffetti di mallatie di non potter in persona andar a suoi servitii, di adunar 20 tra arcieri et archibusieri perfetti combatenti di questo territorio, li quali m’obligo di far che vadino a servir per soldati et huomini da guerra sopra l’armata di Sua Serenità dove meglio parerà all’Eccellentissimo general per questa impresa de Cipro, con pagarli io di quella poca sustantia mia di sopra detta, a raggione de ducati 5 per paga fino alla diffinition di tal impresa. Et quando io in persona havesse possuto andare, molto più prontamente et con alegro animo lo haverei fatto, ma non pottendo per hora, mando in loco mio il nobile cretese messer Francesco Darazzo mio nepote, et alla buona sua gratia mi raccomando.
die 27 Iulii 1570
Presentata dinanzi il Clarissimo Reggimento et Clarissimo Signor Proveditor, sentando in piazza della Canea al loco solito per il nobile cretense messer Marco Durente cavalier habitante alla Canea.