23 luglio 1581
E
Giovanni Mocenigo, capitano di Creta , invia a Venezia i disegni dei luoghi atti alla costruzione di nuovi arsenali a Candia e suggerisce il sito a suo parere più adatto; non possiede ancora disegni analoghi per Canea (dove ha inviato un ingegnere). Quanto ai materiali vecchi e non più adatti per l’armamento delle galee, segnala la convenienza di ricavare utile in loco dalla loro vendita.
PTM, b. 509, f. 746, Candia, 23 luglio 1581, Giovanni Mocenigo capitano di Creta.
Serenissimo Principe, Signor Colendissimo. Oltre quanto ho scritto alla Serenità Vostra insieme con questo Illustrissimo duca in proposito delli volti d’arsenale che si potrebbono far di novo, havendomi commesso di mandarle i disegni delli luoghi et esprimerle meglio le lettere mie di 26 settembre, con le quali dinotai alla Serenità Vostra potersi accomodare li volti di questo arsenale che havessero a capir venti galee, mi occorre dirle con ogni riverenza, che le mando con queste li disegni di tutti quelli luoghi nei quali si potrebbe disegnar di fare di detti volti. Et sebene dalla continenza della scrittura che nelle soprascritte lettere si manda alla Serenissima Vostra potrà intender tutti li particolari necessarii et le difficoltà che patisse ciascun luogo, tuttavia in conformità di quanto io già le rappresentai, intenderà l’opinione di questi magnifico governatore [governatore della milizia] et ingegnero essersi appressata con la mia che fu di accomodar quel luogo dalla scalla dell’arsenale [Heraklion, scala dell’arsenale] per fino alla porta del molo [Heraklion, porta del Molo] nel quale, con minor spesa di quello che anderia nei altri, si potria accomodar otto volti che, con li dodeci fatti et con quello ch’io hora faccio coprire, si veniria a redur tutto questo arsenale in volti ventiuno. Et se la Serenità Vostra havesse volontà di farne maggior numero potrà medesimamente intender, dalla scrittura et disegni soprascritti, che si potria farne, ma si bene con qualche spesa per le difficoltà et impedimenti che vi sono. Quanto poi alli arsenali della Canea, non potendo io per hora transferirmi in quella città per non haver ancora forze da poter far viaggio, ho deliberato di mandare il sudetto ingegnero1 con ordine che faccia fare i disegni di quei luoghi che mi hanno mosso a scriver alla Serenità Vostra le passate lettere mie di 26 settembre, e veder quante case [c. 1v] si deveno ruinare, et quei maggiori particolari che intorno ciò sono necessarii, et con altra occasione darò conto alla Serenità Vostra; alla quale, per risposta di quanto mi ha commesso in proposito delli armizi de reffudio che s’attrovano in quest’arsenale, mi occorre dire con ogni riverenza che, poiché in queste parti il fustagno et tela lombarda si può vender a galette quattro il brazzo, et li armizi marzi di far tarozzi a 5 et 6 soldi la lira, et quei de reffudio, che non sono buoni per galie, a ducati settanta venetiani il mier, giudico che torni a maggior benefitio publico il tener di qua le robbe che sono di simil sorte in detto arsenale, che a mandarle in Venetia, così per li noli et risighi che correno, come perché di qua si viene a cavar più utile di quello che si farebbe di là, oltre che non mi par che sia male attrovarsi sempre in esso arsenale qualche cao de reffudio da poter, in occassione d’armar molto numero di galere, accompagnar li novi per fino ad altra provisione; et, per inteligenza della Serentià Vostra, si è scosso in questa Camera, da cinque anni in qua, ducati ottocento venetiani di detta ragione, et vi resta da scoder ancora qualche parte d’alcuni che non hanno fin’hora pagato, i quali non mancherò di astringere et di fare tutto quello che conoscerò ritornare a maggior servitio della Serenità Vostra. Gratie.
Di Candia a 23 luglio 1581, di Vostra Serenità humilissimo servitor
Zuane Mocenigo capitano.
- Il nome non è indicato, nemmeno nel precedente dispaccio. ↩