16 settembre 1598
CH
data inferita
Brani della relazione di Benedetto Dolfin, rettore di Canea,1 nei quali l’arsenale è descritto come in discreto stato e dotato di sedici volti. Si riferisce inoltre della costruzione di un nuovo magazzino [Chanià, magazzini] voltato presso l’arsenale, delle maestranze e delle diverse cariche impiegate, evidenziando in particolare la carenza di maestri remeri. È segnalato infine il cattivo stato del porto [Chanià, porto].
Relazioni, b. 83, n. 6 (275), cc. nn. [cc. 1-12v], Relazione di Benedetto (Benetto) Dolfin rettore di Canea, letta in collegio il 16 settembre 1598 (Gerola IV, 137).
[c. 2v] Ben è vero che in un luoco detto el Carachia [Chanià, Castello, Carachia], dentro al Castello appresso al pallazzo, con l’occasione di fabbricare un magazeno per conservar l’armizi del arsenal et remi, feci cavar da questo luoco tutti li sassi con che si fabbricò esso magazeno, con grandissimo sparagno pubblico, essendo il luoco vicino ad esso magazeno; oltre che di queste istesse pietre si fecero anco molti altri servitii pubblici, così nelli volti del arsenal come altrove. Venne poi sua Eccellenza et, vista detta cava, fece subbito voltar un volto, et si fabbricò una cisterna, che tenerà da quattro mille botte, et il luoco suo è in sito sicurissimo, così di artelleria come di terremoto; ma di tutte bisogna prenderne cura a farle tener nette, come quella di piazza, che ne ha gran bisogno, come ho detto di sopra. [...]
[c. 3v] Il suo arsenale di quella città è in honesto stato, nel quale vi sono sedeci volti, undeci coperti di terrazzo, et li cinque di coppi, in cadaun de quali commodamente cap[ir]e una gallera. Vi è anco uno squero per farne un altro, qual’è necessario farlo. Vi sono in tutto gallere quindeci, compresi li arsilii ultimamente venuti, tredeci de quali sono buone da armare, l’una vecchia da conzar, et l’altra da desfar, non più buona. Vi è una galeotta di 23 banchi buona et tre barconi, doi piccioli et un grande, con quali si fanno tutti li necessarii servitii della fortezza [Chanià, mura] et arsenale. Per le dette tredeci gallere buone, vi sono tutti li suoi armizi, ecetto gomine, palombere, grippie e ghindaresse, che non ve n’è se non per otto gallere, ma ora che Vostra Serenità manda in quel Regno buona provisione di armizzi, potrà il signor general Moro [Benedetto Moro] proveder aquel bisogno, et sebene ve ne sono molti tarozzi, non però sono buoni.
Vele ve ne sono anco de più che per le dette tredese gallere, d’ogni sorte buonissime, [c. 4r] et ve ne sono cinque fra artimoni et terzaroli non più atti al bisogno, ma solo per disfarci.
Il che come grandemente importa tener munito questo arsenale delli sudetti principali armizi, che mancono per potersi adoperar le gallere, quali per tal mancamento, nelle occasioni non serviriano, et sariano inutili [...].
Vi è l’armiraglio [ammiraglio dell’arsenale di Canea], il massaro [massaro dell’arsenale di Canea] et proto de marangoni [proto dei marangoni (carpentieri) dell’arsenale di Canea] salariati, et tutta l’altra maistranza [che], secondo l’occorrente, si fa lavorare et si paga a giornata. Nella città vi sono marangoni diece, et come bisogna ne sono sette alla Sfachià [Sfakià] che vengono nelli bisogni a lavorar, et sono pagati, et questo numero 17 è sufficiente al bisogno della cassa.
Vi è un proto de callafai [proto dei calafati dell’arsenale di Canea] senza salario, et fra la città et la Sfachià vi sono numero trentadoi, quali suppliscano commodamente a quel bisogno, et sono pagati quando lavorono, ne hanno alcun salario.
Vi è solo un remer, è vecchio, et di questi certo ve ne è grandissimo bisogno, poiché servendosi delli altri marangoni ordinarii nel lavorarli et accommodarli, che per non haver la pratica dell’arte non si riceve il necessario servitio, con danno pubblico et patimento d’essi remi. Onde stimo necessarissima questa provisione, possendosi facilmente farlo con mandar un altro m[a]istro da Venetia [Venezia], et delli remi grezi, et che loro siano obligati allevar altri maestri, come facilmente si potria fare.
Hora s’è fatto di nuovo, vicino ad esso arsenale, un gran magazeno in volto bellissimo, dentro al quale di sopra si teneranno le vele che non havano luoco commodo, et di sotto li palamenti che stavano nelli volti dell’arsenal. Opera certo molto necessaria, poiché per il resto delle robbe della casa vi sono altri magazeni abbastanza. [...]
[c. 6r] Il porto è in cattivissimo stato et in gran parte atterrato per le immonditie che vengono condotte dalla pioggia. In esso, anche poco se vi può rimediare, onde è necessario fa buonissima provvisione di cavarlo non potendosi gettar gallere in acqua, se non con ostrali et garbini, che l’acque si gonfiano.
- Segretario alle voci MC, reg. 8, c. 200: eletto rettore di Canea il 27 marzo 1594 Benedetto Dolfin fu Filippo (intravit: 3 settembre 1594; complevit: 2 marzo 1597). ↩