Studi di storia

27 ottobre 1582
CH

Giovan Domenico Cicogna, rettore di Canea, riferisce sullo stato della città dopo l’epidemia e segnala l’impegno nei lavori difensivi e nella fabbrica dei volti dell’arsenale, evidenziando l’impossibilità di proseguirli per mancanza di risorse finanziarie e di legname; si descrivono le precarie condizioni della milizia, priva di adeguati alloggi [Chanià, alloggiamenti].

PTM, b. 510, f. 747, Canea, 27 ottobre 1582, Giovan Domenico Cicogna rettore di Canea.

Serenissimo Principe. Con mie lettere replicate date sotto li 4 del presente, avisai reverentemente alla Serenità Vostra il miglioramento di questa città, che li mesi passati la travagliò con la diversità delle malatie di tante febri, con morte di milleseicento persone in circa, per la maggior parte di questo misero popolo. Hora mi occorre dirle che, per gratia di Nostro Signor Dio, si ritrova essa città in buonissimo stato di sanità. Io ho tutti li miei pensieri nel buon servitio della Serenità Vostra et, specialmente, nella escavatione di queste fosse [Chanià, fossato], tanto importanti per la sicurezza di questa fortezza, et de li volti di questo arsenale, ma non ho modo di essequire quanto io desidero per il buon servitio publico in questo proposito non havendo dinari. Sto in aspettatione dell’Eccellentissimo proveditor generale, acciocché mi dia modo di effetuare così necessarie opere. Mi fa bisogno per restaurare la sala delle monitioni [Chanià, sala delle munizioni], instituita dalla buona memoria del quondam Clarissimo signor Alvise Renier, già rettor [rettore di Canea] di questa città, di chiave cinquanta di sorte commune, et taccole tresento di sorte di Candia, et è sommamente necessario questo legname, accioché tante monitioni et arme non si guastino totalmente, [essendo] così bisognose alla difesa di questa città. Per far li remenati delli volti del arsenale, per le occorentie di armar queste galee in caso di bisogno, non vi è in questo monitioni pur una tavola, et li mercanti di legnami di questa città di quelle tavole che in Venetia vagliono dodice marchetti, ne vogliono per ultimo precio lire quatro. Li alloggiamenti di questi soldati hanno grandissimo bisogno di conciero: questi poveri soldati hanno bisogno di una tavola per uno per il suo dormire, letto che costa troppo caro alla Serenità Vostra [perché] non havendo loro delle solite et maggior comodità percioché, per il patimento che fano, la mità de li soldati condotti d’Italia se ne moreno condotti a infelice miseria a morire o sopra una tavola, et spesse volte anco senza d’essa, et tutto ciò che con infinita spesa della Serenità Vostra. Ritornerà in molto publico che sia mandato con le prime navi al meno tavole mille cinquecento, morali dusento et rulli cento, parte d’albedo [e] parte di larese. Et di gratia la Serenità Vostra dia ordine tale che si habbi detto legname, altrimente passarà il tempo senza far queste cose così necessarie con grandissimo diservitio publico.