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Lemma | legatarius
legatarius
- Gianmario Cattaneo email
Abstract
In Late Antiquity the noun legatarius, which in juridical texts indicates a person who receives an inheritance, began to be used as a synonym of legatus, in particular by authors from the Gallo-Roman area (Anthimus, Epistulae Austrasicae, Venantius Fortunatus). An overall analysis of the quotations allows us to reconsider the reconstruction of the origins of the word proposed by the modern scholars.
Published April 10, 2026 | Language: it
Copyright © 2025 Gianmario Cattaneo. This is an open-access work distributed under the terms of the Creative Commons Attribution License (CC BY). The use, distribution or reproduction is permitted, provided that the original author(s) and the copyright owner(s) are credited and that the original publication is cited, in accordance with accepted academic practice. The license allows for commercial use. No use, distribution or reproduction is permitted which does not comply with these terms.
Permalink http://doi.org/10.30687/LLLXT/2375-1355/2025/01/007
- ANTHIM. praef. p. 1,1: Epistula Anthimi uiri inlustris comitis et legatarii ad gloriosissimum Theudoricum regem Francorum DigilibLT
- EPIST. Austras. 19: ... cum legatarii uestri ad nos peruenerint ...
- VEN. FORT. carm. 11, 1, 28: Et ligatus dominus, magis legatarius, pax inter partes extitit et iudices a livore dissoluit
- CASSIOD. hist. 10,33,1: Cumque duo transissent anni, superuenit legatarius Romanorum pro aliis causis acturus
- RVSTIC. Conc.S 1,4 p. 63,2: Mandatorium synodi orientalis ‹Iohannis› episcopi … ad legatarios suos
- SVPPL. Lucan. 10,468: Satelles: legatarius DigilibLT
Per quanto riguarda l’aggettivo legatarius, esso può assumere un duplice significato. Se deriva da legatum (‘eredità’), assume il significato di ‘qualcosa o qualcuno che riguarda un’eredità’ (ThlL, legatarius, 1): in questo senso è impiegato soprattutto nei testi dei giuristi tardoantichi (le Institutiones di Gaio; i frammenti di Ulpiano e Paolo tramandati nel Digesto) e nelle raccolte di leggi (Cod. Theod.; Cod. Iust.; cf. le numerose attestazioni raccolte in VIR, legatarius), dove legatarius è solitamente usato come sostantivo per indicare colui che riceve un’eredità (ma cf. già Suet. Galb. 5,2: Obseruauit ante omnis Liviam Augustam, cuius et uiuae gratia plurimum ualuit et mortuae testamento paene ditatus est; sestertium namque quingenties praecipuum inter legatarios habuisset, sed quia notata, non perscripta erat summa, herede Tiberio legatum ad quingenta reuocante, ne haec quidem accepit). Se invece la parola base è legatio (‘ambasceria’), legatarius significa ‘qualcosa o qualcuno che riguarda un’ambasceria’ (ThlL, legatarius, 2): non vi sono testimonianze dell’aggettivo con questa accezione, bensì solo della forma sostantivata legatarius (‘ambasciatore’; cf. anche Souter 1957, 229).
La più antica attestazione del termine si trova nell’inscriptio dell’Epistula de observatione ciborum ad Theodoricum regem Francorum composta da un certo Antimo (1) ANTHIM. praef. p. 1,1: Epistula Anthimi uiri inlustris comitis et legatarii ad gloriosissimum Theudoricum regem Francorum . Gli studiosi identificano questo autore con il medico bizantino Antimo, il quale secondo lo storico greco Malco (fr. 11 Cresci), dopo essere stato esiliato da Costantinopoli, trovò rifugio alla corte di Teoderico il Grande: se effettivamente si trattasse della stessa persona, egli potrebbe essere diventato in seguito legatarius ad gloriosissimum Theudoricum regem Francorum, ovvero ambasciatore presso Teoderico I, re dei Franchi dal 511 al 534 (su Antimo e la sua identità, si vedano PLRE II, Anthimus 2-3; Motta 1993; Paolucci 2002, 9-12; Grant 2007, 9-42; Kokoszko 2022, 67-8; sulla prassi di inviare medici come ambasciatori si vedano Blockley 1980; Cristini 2025, 18-21). Rimanendo all’interno dello stesso contesto geografico, numerose attestazioni della parola nel significato di ‘ambasciatore’ si trovano nelle cosiddette Epistulae Austrasicae, una collezione di lettere scritte da o indirizzate a vari personaggi della corte austrasiana tra il 470 e il 590 circa (cf. Dumézil, Lienhard 2011; Barrett, Woudhuysen 2016; Tyrell 2019, 13-8). Delle ventitrè attestazioni di legatarius presenti nel corpus, la più antica è contenuta nella seconda lettera di Teodeberto I a Giustiniano (2) EPIST. Austras. 19:... cum legatarii uestri ad nos peruenerint... , databile tra il 540 e il 545 (Barrett, Woudhuysen 2016, 54). In epist. Austras., legatus è attestato invece solo due volte, e mai in concomitanza con legatarius (8,1; 18,1; cf. Cristini 2022, 115).
Non si tratta di voce poetica: anche il passo proveniente dai carmi di Venanzio Fortunato (3) VEN. FORT. carm. 11, 1, 28: Et ligatus dominus, magis legatarius, pax inter partes extitit et iudices a livore dissoluit è contenuto nell’Expositio symboli in prosa posta in testa all’undicesimo libro della raccolta (cf. Di Brazzano 2001, 600-13; su quest’opera si vedano anche Westra 2002, 183; Kinzig 2017, 342; Wheaton 2022, 37-90). Commentando il versetto del Credo apostolico Sub Pontio Pilato, Venanzio Fortunato osserva: Bene hoc est additum, ut iudice cum tempore designato non esse uideretur incertum: sub Herode rege, qui eo tempore tetrarcha erat, ad quem Pilatus misit dominum uinctum; et per hoc inter iudices pax prouenit post odium, et ligatus dominus, magis legatarius, pax inter partes extitit et iudices a livore dissoluit. Venanzio Fortunato gioca paretimologicamente su ligatus (‘legato’, ‘incatenato’) e legatarius: Pilato inviò Gesù in catene a Erode Antipa, tetrarca di Galilea, perché lo giudicasse (Luc. 23, 6-12), e secondo Venanzio questo gesto rappresenta la pace che Gesù, come un ambasciatore, avrebbe portato tra le nazioni (cf. Wheaton 2022, 65). L’undicesimo libro dei Carmina fu pubblicato dopo la morte dell’autore, avvenuta nel primo decennio del VII secolo (cf. Di Brazzano 2001, 81).
Al di fuori della produzione di ambiente gallo-romano, legatarius è attestato più volte nell’Historia tripartita, traduzione latina degli storici greci Socrate, Sozomeno e Teodoreto commissionata da Cassiodoro a Epifanio e realizzata tra il 544/545 e il 551/552 (su Epifanio, cf. PLRE IIIA, Epiphanius 1; PCBE II, Epiphanius, 24; per la datazione dell’opera si veda Van Hoof, Van Nuffelen 2017; sull’Historia tripartita si vedano anche Mazza 1986; Zecchini 2019, 346; Van Hoof, Van Nuffelen 2019, 195). Epifanio impiega otto volte il termine legatarius per rendere il greco πρεσβευτής: ad esempio, Cassiod. hist. 10,33,1 (4) CASSIOD. hist. 10,33,1: Cumque duo transissent anni, superuenit legatarius Romanorum pro aliis causis acturus corrisponde a Theodoret. hist. 5,39: δύο δὲ διεληλυθότων ἐτῶν, πρεσβευτὴς Ῥωμαίων ἀφίκετο περὶ ἑτέρων τινῶν πρεσβεύων πραγμάτων. Per tradurre πρεσβευτής, tuttavia, Epifanio utilizza anche legatus, come si può evincere da Cassiod. hist. 7,12,10: Adeuntibus ergo legatis a Lampsaco missis iussit imperator, che rende Socr. hist. 6,7,9: τοῖς ἐκ Λαμψάκου πρεσβευταῖς παρεκελεύσατο. La parola legatarius è attestata anche nella traduzione latina degli atti dei concilii di Efeso e Calcedonia nota come Synodicon. L’autore del Synodicon è stato identificato con Rustico, diacono di Roma che dal 547 si trasferì a Costantinopoli, dove revisionò e arricchì di nuovi documenti una precedente traduzione latina degli atti conciliari (sulla vita e le opere di Rustico, cf. PLRE IIIB, Rusticus, 2; PCBE II, Rusticus, 11; Spataro 2007). Nella traduzione di Rustico, ad legatarios (5) RVSTIC. Conc.S 1,4 p. 63,2: Mandatorium synodi orientalis ‹Iohannis› episcopi … ad legatarios suos rende il greco τοῖς ἀποσταλεῖσι (graec. 1,1,3 p. 36,37), ma, come nel caso precedente, il traduttore utilizza anche il termine legatus per indicare un ambasciatore, come si evince ad esempio da Conc.S 1,3 p. 93,2: episcopis et legatis Arcadio et Proiecto (graec. 1,1,3 p. 53,22: ἐπισκόπων καὶ πρεσβευτῶν Ἀρκαδίου καὶ Προιέκτου).
Infine, un’attestazione si trova nel Supplementum adnotationum ad Lucanum (6) SVPPL. Lucan. 10,468: Satelles: legatarius . Per cercare una mediazione con il generale egiziano Achilla che marciava con le sue truppe su Alessandria, Cesare inviò come ambasciatori due notabili della corte di Tolomeo XIII (Caes. civ. 3,109,3-5), che nel racconto di Lucano si riducono a un solo satelles regius (Lucan. 10,467-468; cf. Berti 2000, 313). La parola satelles solitamente non indica un ambasciatore, ma una guardia del corpo; perciò nei codici D e R il termine è glossato con legatarius (cf. Cavajoni 1979, XXXVII, che ipotizza l’esistenza di una fonte comune per gli scolii tramandati dai codici di XI secolo D e R, chiamata R’, senza pronunciarsi però sulla sua datazione).
A proposito dell’origine della parola, alcuni studiosi hanno ipotizzato che essa sia entrata nell’uso grazie a parlanti greci (come Antimo) o persone che vissero in ambienti grecofoni (come Rustico) e che il suo impiego si sia successivamente diffuso soprattutto all’interno della cancelleria dei re franchi, come testimonierebbero sia le Epistulae Austrasicae sia la citazione di Venanzio Fortunato, stretto collaboratore di alcuni membri della casata merovingia (Gillett 2003, 265; Wheaton 2022, 65; su Venanzio Fortunato e le sue frequentazioni delle corti merovingie, cf. soprattutto Consolino 2023): questa proposta però si limita a fotografare la distribuzione delle citazioni e non sembra supportata da solidi elementi, anche perché nel greco tardoantico non esiste la parola λεγατάριος nel significato di ‘ambasciatore’ (cf. LSJ Suppl., ληγατάριος; PGL, ληγατάριος). Con i dati a nostra disposizione, si potrebbe ipotizzare che la parola legatarius si sia sviluppata come sinonimo di legatus e abbia trovato largo – ma non esclusivo – impiego tra gli autori latini di area gallo-romana. Infatti, a differenza di quanto sostenuto da Gillett (2003, 266), il termine continuerà ad essere impiegato non solo da storiografi franchi altomedievali come l’autore della cosiddetta Cronaca di Fredegario (cf. chron. 2,58; 4,73), ma anche, ad esempio, da Beda (cf. hist. Angl. 1,29,1; 3,7,5; sulle attestazioni di questa parola nel latino medievale, si veda NGML, legatarius, II).
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- Cavajoni 1979: Supplementum adnotationum super Lucanum. I: Libri I-IV. A cura di G. Cavajoni, Milano 1979
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| DC Field | Value |
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dc.identifier |
ECF_article_26448 |
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dc.title |
legatarius |
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dc.contributor.author |
Cattaneo Gianmario |
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dc.publisher |
Edizioni Ca’ Foscari - Venice University Press, Fondazione Università Ca’ Foscari |
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dc.type |
Research Article |
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dc.language.iso |
it |
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dc.identifier.uri |
http://edizionicafoscari.it/en/edizioni4/riviste/lalalexit/2025/1/legatarius/ |
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dc.description.abstract |
In Late Antiquity the noun legatarius, which in juridical texts indicates a person who receives an inheritance, began to be used as a synonym of legatus, in particular by authors from the Gallo-Roman area (Anthimus, Epistulae Austrasicae, Venantius Fortunatus). An overall analysis of the quotations allows us to reconsider the reconstruction of the origins of the word proposed by the modern scholars. |
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dc.relation.ispartof |
LaLaLexiT |
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dc.relation.ispartof |
Vol. 1 | July 2025 |
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dc.issued |
2026-04-10 |
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dc.identifier.issn |
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dc.identifier.eissn |
2375-1355 |
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dc.rights |
Creative Commons Attribution 4.0 International Public License |
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http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/ |
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dc.identifier.doi |
10.30687/LLLXT/2375-1355/2025/01/007 |
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dc.peer-review |
yes |
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dc.subject |
Ambassador |
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dc.subject |
Barbarian kingdoms |
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dc.subject |
Christian literature |
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dc.subject |
['lalalexit'] |
| Download data |