29 maggio 1508 / 1 giugno 1508
IR
Il 3 luglio 1508 sono lette in Pregadi lettere da Candia sugli effetti del terremoto del 29 maggio 1508: di Girolamo Donà duca di Candia, Pietro Marcello capitano di Creta e dei consiglieri [consiglieri di Candia] Paolo Querini e Andrea Soranzo (lettera del 30 maggio, col. 568); di Pietro Marcello, capitano di Creta (lettera del 1 giugno, coll. 570-571). La seconda descrive con maggior precisione i danni subiti dagli edifici di Candia.
Sanudo, vol. 7, coll. 568-571 (Gerola IV, 124).
[col. 570] Ne sopragionse uno terramoto, tanto teribile, orendo et spaventoso, che al dito et fato ruinò la mazor parte de la povera terra; et quello che è restato in piedi è talmente conditionato, che è fatto inhabetabile, conquassato et aperto da ogni canto, sì che l’è paura a vederlo [...].1
[col. 571] L’arsenal etiam ha resentito alquanto e non sta troppo ben.
- Alcuni palazzi di abitazione dei rappresentanti veneziani hanno pure subito danni ingenti: «il palazzo del duca l’è im bona parte ruinato dal canto vecchio, dove per ventura li non habitava; il resto è tutto resentito. [...] Il palazzo mio è tutto aperto et resentito et minaza ruina [...]; apena in zipon mi redussi in corte, che è stretta, con le fabriche alte atorno, dove aspetava da qual canto che ‘l me vegnisse adosso, accompagnato da li merli [col 571] che vegniano zoso a pezo a pezo. [...] La torre de San Marcho è tutta schantinata et aperta; la porta maistra de piaza, che ense al borgo, per lo simile et quella del muolo [...] le mure de la terra [mura della città] nove et vecchie, fin qui non han male». ↩