Studi di storia

9 febbraio 1594 / 10 febbraio 1594
E data inferita

Giovanni Mocenigo, per la seconda volta provveditore generale in Regno,1 ritorna con suggerimenti più circostanziati rispetto alla relazione precedente (cf. 17 aprile 1589). Propone nuove modalità per la nomina dei patroni degli arsenali di Candia e Canea; valuta il ruolo degli arsenali nella difesa del Regno ritenendo sia necessario ampliarli ulteriormente; infine esamina le cause della mancanza di manodopera qualificata nelle arti legate alla navigazione nel contesto dell’economia dell’isola.

Relazioni, b. 79, cc. nn. [cc. 1-73v], con allegati, Relazione di Giovanni Mocenigo provveditore generale in Regno, letta in collegio il 9-10 febbraio 1593 m.v. (1594);2 contiene un sommario; (Gerola IV, 142).

[c. 24v] et la più sicura difesa di quel Regno, et della quale si possi sperar la sicurtà sua, [è da ritenere] debba essere un corpo di armata almeno di cento galee, oltre le grosse, et le navi, che fusse spinto anticipatamente in quelle parti, essendo la preventione et la prestezza nelle imprese di maggior importanza che lo gran sforzo: perché la forza per lo più antivede et la prestezza fenisce all’improvviso, et se bene quella rompe, et questa rompe et questa [sic] disordina, è d’avvertire che più facilmente si disordina et poi si rompe di quello che si rompa gli ordinati; col qual corpo d’armata si metterebbe timore et confusione tale all’inimico che così facilmente non si arrisicherria a tentare il disbarco per dubio di non haver essa armata alla coda [...].

[c.26] [crederei a proposito] ch’ella si risolvesse di tener ordinatamente nel Regno di Candia 50 arsili atti alla navigatione facendo fornire li 6 volti principiati nell’arsenal di Candia dall’Illustrissimo provveditor Grimani [Alvise Grimani] di felice memoria, poiché quel porto non potrà ricevere maggior maleficio di quello che ha ricevuto fin hora, et appresso questi farne fare altri 8 nel luoco dove già furono disegnati, nella fattura de’ quali si potrebbe spendere di 16mila ducati in circa et si haveriano nel detto arsenale in tutto volti 27. Appresso li 16 volti poi che sono alla Canea, se ne potrebbero facilmente fabricar altri 7, sicché in tutto venirebbono ad esser 50 volti fra tutti doi quei arsenali. Si trova al presente il detto arsenale di Candia molto ristretto non havendo magazeni [Heraklion, magazzini] a sufficienza né luoco dove poter sborar le vele et gli armizi, il che ben spesso è causa di qualche danno. Et facendosi li nuovi volti tanto maggiore riuscirebbe il bisogno, però io lauderei che si pigliasse il cortivo et le case delli Clarissimi consiglieri [Heraklion, case dei consiglieri], luoco contiguo ad esso arsenale et molto commodo non solo per fare li detti magazeni ma anco per governar gli armizi, oltre che si poneria il medesimo arsenale quasi in isola et si daria molta sodisfatione a tutta quella [c. 26v] città perché, essendo queste abitationi delli Clarissimi consiglieri lontane dal palazzo ducale [Heraklion, palazzo del duca], occorre spesse volte che Sue Signorie Clarissime o per le pioggie dell’inverno o per il sole dell’estate o per altri simili impedimenti che restano, [mancano] di ridursi nei giudicii, con pregiudicio della giustitia et delli sudditi. Et a luogo delle sudette case, dove hora stantiano, si potrà deputargli una casa grande, assai commoda, che è quasi contigua al palazzo del Clarissimo Signor duca la quale, per esser conditionata, se ne va di male et si haverebbe con poco denaro, et con poca spesa si potria accomodare in due habitationi. Ma quando non si volesse far compreda di essa si potria pagarne l’affitto, sì come si fa anco del palazzo delli provveditori generali cavandolo dalle condanne. Et sì come vi è molto bisogno di fabricare li detti volti et di aggrandire gli arsenali, così vedo esser necessario di redur il governo loro in miglior forma perché quelli Signori che commandano quel Regno sono sforzati, alle volte, di commetter quelli carichi di patroni alli detti arsenali di Candia et della Canea a persone poco atte, ricussando ogn’uno di volerli accettare per la molta suggettione alla quale convengono esser sottoposti et per il poco utile che ne cavano: il che certo è molto maleficio delle cose [c. 28r] della Serenità Vostra. Onde, per rimediare in qualche parte a questo bisogno, vengo a raccomandare riveritamente che quanto all’arsenal della Canea saria bene <si> che si come hora viene mandato alla Sfacchia [Sfakià] un provveditore il quale, dopo fornito il tempo delli anni doi che è obbligato di stare in quella provedaria, viene a subentrare nel carico delle saline della Suda altrettanto tempo, dal qual officio conseguisce non poco utile, quando la Serenità Vostra voglia regolare il governo del detto luoco della Sfacchia, come credo che sia necessario di fare per le molte cause che mi riservo di dirle in altro luoco, così il proveditore che havesse servito all’arsenale il tempo suo ordinario entrasse proveditor alle dette saline con il medesimo utile che hanno quelli che vanno alla Sfacchia. Alli proveditori poi delli arsenali di Candia fusse assignato l’utile delle saline di Spinalonga con l’istesso obbligo che hanno queli della Canea [...].

[c. 32r] Con mie lettere di 8 settembre 1592 diedi aviso alla Serenità Vostra del notabil mancamento che andavano facendo queste arti [per la conservazione delle galee] ricercandole, colla debita riverentia, che quando le fossi piaciuto darmi sopra di ciò alcuna commissione non haverei mancato di far ogni mio sforzo per la conservatione et augmento loro, sopra di che non mi gionse mai ordine alcuno. La causa per la quale queste professioni s’attrovano in tanta declinatione, oltre quella del contagio che in Candia le è stata di molto nocumento, non essendo restati vivi se non marangoni 17, calafatti 15 et alla Canea se ne [c. 32v] trovano poco più numero, et così anco della professione della marinarezza si trovano pochissimi huomini per tutto il Regno, rispetto al numero che vi soleva essere in altri tempi, dicono tutti procedere dal non si fabricare più galeoni in quei squeri, come già era solito farsi essendosene trovati in essere l’anno 1586 XV et 2 (?) in cantiere dove, al partir mio da quel Regno, non ve ne era se non un solo principato; et non si trovando per ciò né da lavorare né da navigare, né meno da trattenersi nei arsenali, tutti gli huomini di queste arti si risolvono di procacciarsi il viver in altre parti et massime in Constantinopoli [Costantinopoli] dove intendo che se ne trattengono diversi. [...] Due cose Serenissimo Principe possono conservare et accrescere il numero delle maestranze et della marinarezza: l’una e il fabricar vasselli in quel Regno et l'altra dar modo che simili genti possino haver trattenimento in quei arsenali senza di che non si può certo [c. 33r] sperare alcun bene. Io ho voluto sapere la causa perché si è lasciato la fabrica dei galeoni, et mi fu detto procedere dalla carestia delle robbe le quali, da poco tempo in qua sono montate a prezzi altissimi, et particolarmente delli legnami, et anco perché, concorrendo ogni anno le marciliane in quel Regno et levando li moscatti, ogli et altri carichi, togliono li partiti alli galeoni, trovando essi di nolleggiare più facilmente così perché, essendo di picciola portata, entrano nei porti proprii delle città senza dar spesa né di barche né di libi (?), come ancora perché sogliono fare qualche avantagio nei nolli alli mercanti, il che possono esse far benissimo essendo con manco spesa fabricate et tenendo, per il modo del loro navigare, assai meno huomini di quello che possono fare li galeoni.

[c. 33v] Commesse la Serentià Vostra che fussero per questo effetto [la ripresa delle arti] fabricate doi galere di novo, una in Candia et una alla Canea, ma non si è però potuto ciò effettuare per mancamento di legnami et in particolare di maggieri, non se ne potendo ritrovare di quella longhezza che ricerca il bisogno; però, volendosi dar principio à così buon’opera, sarà necessario mandar in quel Regno di tutti legnami acciò tali huomini potessero trattenersi et essercitarsi in queste professioni, [c. 34r] né havessero causa di procurarsi il vivere per altra via.

  1. Cf. 17 aprile 1589 e Segretario alle voci S, reg. 6, c. 61v Provveditori generali in Regno: 9 febbraio 1590 (1591) Giovanni Mocenigo «fo de Andrea».
  2. Cf. c. 73v.